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L'Albergheria ed il mercato di Ballarò
06.11.2003 | Segnalato da: Redazione Rete Sicilia

Articolo di Fabio Sortino.

L'Albergheria vista dall'alto.
Ci accingiamo a compiere un percorso per riscoprire uno dei quartieri più caratteristici, ricchi di storia, di cultura, a ridosso delle antiche mura che circondavano la città di Palermo, in direzione sud. Mentre continueremo ad ammirare la grande tradizione storica del quartiere Albergheria, sarà bello conoscere anche il suo vero tessuto sociale e la vita quotidiana della gente.

L’ideale itinerario proposto è una sorta di «riconciliazione» con i visitatori che spesso non si avventurano all'interno dei quartieri del Centro Storico. La nostra passeggiata ricalca il percorso che veniva praticato nel '700 e nell'800 dagli stranieri inglesi, francesi, tedeschi. Il giro guidato inizia con la fase più suggestiva dell'intero itinerario: vista panoramica del quartiere Albergheria dal campanile della Chiesa di San Francesco Saverio.

Essa presenta una singolare pianta circolare. All'uscita della Chiesa, il visitatore incontrerà il segno semplice e il gioco di colori di un murale eseguito dai bambini per la speranza di un quartiere: mani di bimbi che cercano il sole.

Un «abbannio» di voci ci rivela l'atmosfera araba dell'antico mercato nel cuore dell'Albergheria: il Mercato di «Ballarò» (termine di antica origine araba Segelballarath, sede di fiera) dove si erge maestosa la Chiesa del Carmine del 1600, con il suo Chiostro rinascimentale.
Lungo la via che porta a Piazza Ballarò (dove si scorgerà la casa del celebre Giuseppe Balsamo detto Cagliostro) si potranno degustare alcuni prodotti tipici di Palermo (panelle, frittola ecc.).pur nei suoi originali particolari architettonici, è un esempio tipico del barocco

Il mercato di Ballarò

Arrivati in Via N. Nasi si ammira la Torre e la Chiesa di San Nicolò all'Albergheria, della fine del secolo XIII; la Chiesa ha subito diversi rimaneggiamenti.
Dalla storica Via Albergheria giungeremo all'antica Via Porta di Castro (un tempo letto del torrente Kemonia), dove lavora uno degli ultimi decoratori di carretti siciliani: «Mastru Pippino La Targia», che andremo a trovare durante il suo lavoro. Quindi, dando un'occhiata alla restaurata Via Mongitore, giungiamo a Piazza della Pinta, la cui omonima Chiesa del '600 presenta al suo interno i famosi e pregiati stucchi del Serpotta.
Lungo la Via dei Benedettini ci troveremo di fronte a San Giovanni degli Eremiti, magnifico esempio di arte sovrapposta: essa fu costruita dai Normanni nel secolo XII su una preesistente moschea araba, che era sorta a sua volta sulle rovine di un monastero cristiano.
Sull''origine della denominazione della piazza e del mercato, tra le tante versioni sostenute si ritiene più verosimile quella che asserisce derivi dall'arabo "balalah", ovverosia confusione.
In effetti la vita pregna di tradizione e di colore che si svolge in questa piazza, di confusione ne genera parecchia. Oggi vi si trovano alimenti di ogni genere, in prevalenza prodotti locali e specialità tipiche siciliane messi in mostra su bancarelle che invadono la piazza. tradizione siciliana del mercato affonda le radici nella cultura araba.
Gli spazi angusti popolati da fiumi di persone, accalcate tra innumerevoli bancarelle e assordate dalle grida dei venditori, sono infatti costanti che risalgono al periodo in cui gli arabi commerciavano in spezie.

Oggi il Mercato di Ballarò, molto vasto, si estende da Palermo nella sua guida del Piazza Casa Professa ai bastioni di Corso Tukory (verso Porta Sant’Agata).

Fabio Sortino

 

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