| XVI
secolo |
Alla
fine del secolo, nella campagna settentrionale di Palermo, a circa
mezzo miglio dallantica cinta muraria della città, si estendevano
i giardini di D. Pietro di Luna, duca di Bivona, compresi tra il
"piano di S. Oliva" (attuali piazze S. Oliva, Castelnuovo
e Politeama), il "Piano delle Croci", il Borgo di S. Lucia
e la Contrada delle Terre Rosse. Essi sono raffigurati in una pianta
di Palermo, delineata da Natale Bonifazio nel 1580.
In questa campagna sorgeva fra laltro una grande casa con
un portico a tre arcate che, ancor oggi, si conserva nel prospetto
della chiesa parrocchiale di S. Maria di Monserrato in via delle
Croci. |
| 1575 |
Non
sappiamo con precisione in quale anno, ma qualche tempo dopo questa
data, la "conigliera" del duca di Bivona fu acquistata
da D. Luca Cifuentes, presidente della Gran Corte. |
| 1690 |
Ledificio
che era stato lantico casino di campagna di D. Pietro di Luna,
duca di Bivona, fu adattato a conservatorio con annessa chiesa allo
scopo di accogliervi fanciulle povere e 40 ragazze bisognose vi
si trasferirono in questanno.
Come riferisce il Mongitore (Diario palermitano), nelle proprietà
dei Cifuentes, partendo dal duomo, ebbe luogo una processione ed
una cerimonia religiosa ispirata al Calvario di Cristo, durante
la quale vennero piantate nel terreno, vicino allex casa dei
Bivona, 7 croci. Da allora quel luogo fu anche chiamato "Piano
delle Croci". |
| 1712 |
Il
15 maggio il podere che si estendeva dal conservatorio delle Croci
al piano di S. Oliva venne venduto a Don Giuseppe Alliata e Colonna,
principe di Villafranca. Il nuovo proprietario procedette a delimitare
il terreno con mura, da cui il nome di "firriato"
di Villafranca; egli ne fece inoltre un luogo di "delizie";
adatto alla caccia. I confini del "firriato" si possono
individuare nella pianta che Villabianca fece delineare dalling.
Nicolao Anito nel 1777 (Pianta geometrica di Palermo). |
| 1778 |
Per
iniziativa di Antonio La Grua Talamanca Branciforte, marchese di
Regalmici, Pretore di Palermo, venne tracciato il prolungamento
della via Maqueda, oltre lomonima porta, sino a raggiungere
il piano di S. 0liva. Nasceva così lo Stradone fuori Porta Maqueda,
odierna via Ruggero Settimo, che sanciva lespansione della
città aldilà delle vecchie mura, in direzione nord. Nello stesso
anno si procedeva allapertura di una seconda strada, perpendicolare
alla precedente, che dal piano di S. Francesco di Paola conduceva
alla spiaggia detta di S. Sabastianello: questa seconda via sarebbe
stata in seguito intitolata a Mariano Stabile. Si veniva così a
creare un quadrivio suburbano, intitolato Piazza Regalmici in onore
del Pretore che la aveva realizzato, ma più comunemente detto "Quattro
Canti di Campagna". |
| 1779 |
Si
tracciava via Scinà, sul limite di levante del Firriato di Villafranca,
su terreni ceduti dallo stesso principe. Iniziava dopo qualche anno
la costruzione delle cortine edilizie lungo queste direttrici. |
| 1820 |
Durante
i moti popolari che videro nel principe di Villafranca, Giuseppe
Alliata e Moncada, uno dei principali protagonisti, il parco del
"firriato" fu devastato. |
| 1844 |
Difficoltà
economiche, in parte conseguenti al ruolo avuto nei moti del 20,
costrinsero gli Alliata ad alienare il "firriato", che
passò di proprietà di Ernesto Wilding, principe di Radaly e Butera. |
| 1848 |
Il
governo rivoluzionario decise la costruzione di una nuova via suburbana
che mettesse in diretta comunicazione il Piano di S. Oliva con la
contrada dei Colli, prolungando lo "Stradone fuori Porta Maqueda".
Il nuovo intervento, più che con concrete esigenze urbanistiche,
venne ufficialmente giustificato "allo scopo di dar lavoro
al popolo e di adornare la città". Venne imposto alla nuova
via il nome di "Strada dalla Libertà". Per consentire
liniziativa furono espropriati terreni necessari del "firriato"
di Villafranca, ormai in possesso di Ernesto Wilding. |
| 1849 |
Il
fallimento della rivoluzione e la restaurazione borbonica non bloccarono
i lavori per la realizzazione del nuovo asse viario, che vennero
eseguiti dal 1850 al 1852; al nome originario fu però preferito
quello di "Strada della Favorita". |
| 1855 |
Lungo
i fianchi delle nuova strada fu impiantato il Giardino Inglese.
Lasse viario spaccava in due lantico "firriato",
ma lespansione della città sembrava ancora bloccata e la strada
rimase a lungo fiancheggiata da giardini. |
| 1860 |
Si
attuò lannessione della Sicilia al Regno dItalia. In
occasione di tale avvenimento Palermo subì gravi danni al suo patrimonio
edilizio, a causa soprattutto del violento bombardamento effettuato
sulla città dalle truppe borboniche. La nuova giunta comunale dovette
affrontare il problema della ricostruzione; si avviarono quindi
numerosi progetti tendenti a migliorare la viabilità interna ed
a risanare i vecchi quartieri. Il sindaco, Duca della Verdura, ed
il Consiglio Civico diedero lincarico ad un gruppo di 6 valenti
architetti, tra i quali G.B.F. Basile, di "studiare un
piano di fondamentali riforme ed ingrandimento" per migliorare
le condizioni igieniche della città e della viabilità, nonché per
prevedere ampliamenti dei sobborghi. Il consiglio civico chiedeva
fra l'altro la creazione di strade" che a guisa di grandi
arterie si insinuassero nei quattro quartieri interni, la demolizione
dei baluardi onde rendere la città più aerata e più salubre",
limpianto di mercati, macelli, bagni pubblici, case per gli
operai e le classi misere, in modo da mettere Palermo al livello
della migliori città dEuropa. |
| 1867-74 |
Lamministrazione
comunale realizzò il Politeama di Damiani Almeyda, inaugurato nel
1874 e dotato di copertura nel 1877. |
| 1875 |
Iniziavano
i lavori del teatro Massimo, su progetto di G.B.F. Basile e che
saranno portati a termine dal figlio E. Basile. |
| 1884-85 |
Anche
a seguito di reiterate epidemie di colera che imperversarono a Palermo
specie nel 1866-67, furono infine elaborati due piani regolatori
generali, il piano dellingegnere comunale Castiglia ed il
secondo delling. Felice Giarrusso, questultimo sarà
definitivamente approvato il 19 luglio 1894. Il piano aveva per
base, nelle sue linee generali, di seguire gli assi principali urbani,
Corso Vittorio Emanuele e via Maqueda. Coordinate a tali concetti,
proponeva nei 4 mandamenti 4 strade ortogonali che settorizzavano
la città in 16 quartieri. Le vecchie mura dovevano essere demolite
per seguire il concetto igienistico di "far penetrare nuove
correnti aeree nei quattro più vecchi mandamenti della città".
Si prevedevano inoltre nuove addizioni espansionali a nord, che
si dipartivano dalla spina centrale di via Libertà, con un azzonamento
a scacchiera. Giarrusso sottolineava lopportunità di espandere
la città verso nord poiché la Piana dei Colli, che inizia subito
dopo il primo tronco, è pianeggiante e particolarmente salubre,
mentre lespansione a sud era ostacolata dalla cesura del fiume
Oreto e dagli avvallamenti del terreno. |
| 1889 |
Maturata
la proposta dello svolgimento di una Esposizione nazionale, che
avrebbe dovuto avere luogo a Palermo nellautunno del 1891,
la zona del "firriato" di Villafranca, che a quellepoca,
nonostante il taglio della via Libertà, continuava in gran parte
a mantenere il suo originario aspetto agricolo, fu ritenuta idonea
ad ospitare le strutture necessarie. Il proprietario, Principe di
Radaly, ne cedette gratuitamente lutilizzazione limitatamente
alla durata dellEsposizione con contratto che ne regolava
ledificazione, approvato dal Consiglio Comunale il 9 febbraio
1889. |
| 1891 |
Inaugurata
il 15 novembre di quell'anno, ebbe luogo fino al 5 giugno 1892 la
grande Esposizione Nazionale. Limpianto dei padiglioni della
mostra, progettato da E. Basile, venne ad occupare una superficie
di circa 12 Ha.
A conclusione di questimportante manifestazione, la disponibilità
dalle aree su cui era sorta lEsposizione non poteva che affermare
ulteriormente lespansione della città verso settentrione.
Limpianto di un tessuto viario a maglie rettangolari, già
previsto dal piano Giarrusso, venne così a saldare questa vasta
zona con i rioni, Guarnaschelli, Gallitano e Boscogrande, sicché
la via Libertà, nel tratto compreso tra la piazza Castelnuvo-Politeama
e quella delle Croci, apparve fiancheggiata da due suggestive cortine
edilizie, oggi purtroppo in gran parte scomparse. Il nuovo rione
Villafranca, sorto con caratteristiche prettamente residenziali
tra la fine del XIX secolo e linizio di quello successivo,
vide una gara edilizia tra la classe aristocratica e quella borghese,
e come principale protagonista E. Basile e gli architetti della
sua scuola, realizzatori di una tipologia abitativa che andava dallisolato
multipiano di tipo condominiale al villino signorile, questultima.
soprattutto nelle zone più vicine alla Via Libertà. |
19
Agosto 1903
mercoledì,
ore 17,30 |
In
un lotto del Rione Villafranca (ad angolo tra la via omonima e via
Siracusa), appena ad una settimana dal rilascio della licenza edilizia,
ha luogo la posa della prima pietra del Villino Ida, residenza di
Ernesto Basile. |
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[testo rielaborato
da: R. La Duca, Dal "firriato" di Villafranca alla
grande esposizione, in Kalòs, suppl. al n. 2, anno III, Palermo
1991]
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