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Siracusa e leggende
Racconto di Stefania Di Pietro.
"Siracusa è una perla dentro una conchiglia, pescata nel blu del suo mare, dalle acque limpide e ricche di vita, dove, chissà, qualche tesoro archeologico non è ancora stato ritrovato per essere conservato nei suoi musei, perché protetto dalla stessa Natura che lo considera come di sua proprietà e lo cela agli occhi dell’uomo, con gelosia e fierezza."

Siracusa è la mia città, incantevole con i suoi angoli dove è possibile notare la fusione tra lo stile ellenico e arabo e quello barocco e fortemente pomposo.

Siracusa è una perla dentro una conchiglia, pescata nel blu del suo mare, dalle acque limpide e ricche di vita, dove, chissà, qualche tesoro archeologico non è ancora stato ritrovato per essere conservato nei suoi musei, perché protetto dalla stessa Natura che lo considera come di sua proprietà e lo cela agli occhi dell’uomo, con gelosia e fierezza.

Siracusa con le sue chiese cristiane, che una volta erano Templi dove i Sicani andavano ad adorare i loro dei pagani e a chiedere protezione quotidiana, e con le sue fonti, sorgenti di vita e luoghi di misteriosi incontri, di appassionati amori e di terribili tragedie.

Siracusa con la sua arte, la sua cultura, la sua tradizione, che ancora oggi risuona tra la cavea, l’orchestra e la scena del Teatro Greco, dove gli antichi usavano danzare e recitare, amanti della comunicazione diretta e della tragedia, che oggi vive come ieri, nelle Manifestazioni Classiche che richiamano i turisti da ogni angolo della Terra e che, penso, non scomparirà mai, perché è radicata nella cultura siracusana.

Questo e altro ancora è la mia città ed io ne sono fiera, amo passeggiare tra le antiche stradine di Ortigia, la parte più vecchia di Siracusa, lo facevo da bambina e lo continuo a fare oggi con la mia bambina.

Siracusa-Ortigia
Ponte che collega Siracusa e Ortigia

Ho imparato ad apprezzare Siracusa, dopo tanti anni di abbandono, dopo aver studiato lontano, per scelta ma anche spinta dalla voglia di allontanarmi da lei, per vivere qualcos’altro, poi, tornando a casa, ho incominciato a studiarla di più, cercando di cogliere in ogni suo aspetto il vero significato della sua esistenza e ne ho scoperto la grande magia.

Siracusa è densa di miti, che involontariamente si fondono e si espandono, spinta dalla voglia di scoprirli, ho scritto il mio primo romanzo proprio prendendo spunto da una leggenda che dà fama a questa città, quella di Alfeo e Aretusa, un mito greco che spiega molto chiaramente il rapporto culturale e sociale di Siracusa e di tutta la parte sud orientale della Sicilia, con la splendida terra degli Achei, con la città di Olympia, dove il fiume, il prodigioso Alfeo, nasce e scompare.

Ma di questi racconti la bella Siracusa è ricca, sono tratti dalla fantasia umana, tramandati a voce e arricchiti di mistero lungo il tempo, ma è pur sempre Storia e non bisognerebbe mai dimenticarlo, anzi, il mio scopo è farli conoscere a chi non li ha mai sentiti, perché dentro di essi c’è il senso di tutto un popolo, della sua mentalità, della sua vita, del suo passato di gloria e quindi del suo futuro.

Vi vorrei deliziare con un breve racconto tratto dalla Leggenda di Ciane e Anapo, penso che non ne rimarrete delusi.


A Siracusa, è possibile esplorare in barca il Ciane, fiume che sfocia proprio di fronte alla mitica Fonte Aretusa, del cui mito ho già parlato, risalendo lungo il suo corso si arriva alla sua sorgente, chiamata “Testa della Prisma” e si può ammirare uno splendido bacino circolare dalle acque profonde e fiancheggiato da rigogliose siepi di papiri, formanti un’elegante muraglia verde che pare voglia nascondere l’intimità di due amanti.

Ed è proprio di due amanti del passato che voglio parlare, in queste acque cristalline echeggia ancora la loro storia.

Si tratta proprio di Ciane, la ninfa che per essersi opposta coraggiosamente al ratto della compagna Proserpina da parte di Plutone, venne tramutata in fonte e del suo amato Anapo, che in realtà è anch’esso un fiume che bagna Siracusa.

[1]La leggenda legata ai fiumi Ciane e Anapo, il cui corso si unifica nel tratto finale per riversarsi in una foce unica nel Porto Grande di Siracusa, si ricollega proprio al mito di Proserpina e del suo rapimento ad opera di Plutone.
Proserpina, figlia di Giove e di Cerere, dea della vegetazione e dell'agricoltura, era intenta a cogliere narcisi insieme ad alcune ninfe presso le rive del lago di Pergusa, vicino ad Enna. Improvvisamente, dal suo regno sotterraneo con il suo cocchio sbucò fuori Plutone, innamorato della fanciulla, che, per non perdere tempo in corteggiamenti e, soprattutto, per evitare di chiedere la mano di Proserpina a quel presuntuoso di suo fratello Giove, aveva pensato bene di rapirla. Dopo un'iniziale momento di sbigottimento, tra le urla della povera fanciulla, ghermita dal tristo figuro, l'unica dei presenti che ebbe il coraggio di reagire fu la ninfa Ciane, che si aggrappò al cocchio nel tentativo disperato di trattenerlo mentre stava per sprofondare nuovamente sottoterra in direzione dell'Averno.
Il dio, incollerito, la percosse col suo scettro biforcuto, trasformandola in una doppia sorgente dalle acque color turchino (cyanos in Greco vuol dire appunto turchino).

[2] Secondo il mito la forma circolare della “Testa di Prisma” deriverebbe dall’impatto del carro di Plutone, prima di sprofondare nell’Ade assieme a Proserpina, nonostante l’intervento di Ciane.


Il giovane Anapo, innamorato della ninfa, vista scomparire la ragazza, non trovò di meglio che imitare il dio Alfeo greco, ovvero di sprofondare anche lui sotto terra e fu trasformato nel fiume omonimo, che ancora oggi, dopo aver ricevuto le acque del fiume Ciane, si versa nel Porto Grande.

La tradizione tramanda che Proserpina nel contrastare Plutone smarrì il suo cinto e, allorché Cerere venne a cercare la figlia, ebbe una preziosa indicazione da Ciane che, mutata in fonte, fece ondeggiare il cinto, attraendo l’attenzione della dea, che riuscì a ritrovare la fanciulla.

I due sfortunati amanti però non trassero alcun beneficio dal loro atto di altruismo nei confronti di Proserpina, questa infatti riuscì a rimanere nell’Ade soltanto per quattro mesi all’anno, ovvero quelli in cui la madre Cerere ci manda adirata l’inverno, mentre nei restanti otto mesi, per la gioia della sua mamma, Proserpina ritornò sulla terra, insieme ai mesi primaverili, estivi e autunnali; piuttosto, i poveri innamorati, Ciane e Anapo, furono divisi per sempre e non ritornarono più alle loro sembianze umane, ovviamente perché erano delle persone comuni, non figli degli dei, insomma un po’ come accade oggi alle persone sconosciute e poco famose, spesso costrette a rimanere nell’oblio.


Quello che vorrei che sia chiaro a tutti i lettori, è il senso profondo di questa leggenda, che riletta con l’ottica moderna, è molto vicina agli avvenimenti che spesso tragicamente accadono e sono descritti da televisioni e giornali.

L’amore, ma anche l’amicizia, come quella tra Ciane e Proserpina, sentimenti generosi e altruisti, spesso si danno senza pensare al resto, l’atto di Anapo d’inseguire la sua amata o quello di Ciane nel contrastare Plutone per salvare l’amica, sono entrambi gesti d’amore che chiunque potrebbe compiere in qualsiasi città del mondo e in qualsiasi epoca, e quando si dice “T’inseguirei fino nell’oltretomba”, è proprio ciò che, chi ama davvero e totalmente, farebbe per l’altro.

In fondo, la dolce e gentile Ciane poteva farsi gli affaracci suoi, piuttosto che aiutare Proserpina, non penso che la ninfa non aveva già i suoi problemi, ma che volete, in quel momento Ciane desiderava impedire un gesto sbagliato e crudele da parte del terribile Plutone.

Immagino i lamenti e le urla di Ciane, costretta a perdere sembianze di donna e a diventare fonte, ad opera di quel mostro del dio degli Inferi.

La trasformazione della ninfa raccontata da Ovidio nelle "Metamorfosi" è bellissima: “forti lamenti si levano dalla bocca di Ciane e un mare di lacrime inonda il suo volto, le sue ossa diventano flebili, le unghie perdono la loro durezza, i capelli, le gambe e i piedi si trasformano incredibilmente in acqua gelida, il suo dorso, i suoi fianchi, il suo seno scorrono a lungo sino a perdersi nelle acque increspate del mare”.

D’Annunzio ha ripreso questo mito legato ai fiumi gemelli, che scaturendo da sorgenti diverse ai piedi dei Monti Iblei, uniscono per un breve tratto i loro corsi per poi sfociare insieme.

Nessuno può rimanere indifferente di fronte a storie simili, che fanno rabbrividire ancora oggi, in un mondo dove ormai accade di tutto e nulla è impossibile, persino le tristi vicende, anche se fantasiose, di due innamorati del passato, come Ciane e Anapo, o come Alfeo e Aretusa a cui sono molto affezionata, fanno sorridere, e non certo ridere, per la loro dolcezza e se volete, in un certo senso, fanno pure riflettere.

Sfogliando la mia città, è possibile leggere numerosi Miti d’amore, conservati e protetti dagli elementi della natura, dalle sorgenti, dalle fonti, dagli alberi e persino dalle pietre.

Da allora, nella fatale successione dei secoli, in questo meraviglioso luogo siracusano, disteso tra i prati verdeggianti al limitare dello Ionio, si ripete il miracolo delle acque evanescenti del Ciane, che, almeno in questa forma, sono affiancate dalle acque dell’Anapo e che così rimarranno per l’eternità.

Se passate di là e osservate tra i papiri il ricongiungersi dei due letti, fate almeno silenzio, non siate troppo invadenti, lasciate in pace quei due sfortunati innamorati e mandate piuttosto un pensiero a Proserpina e Plutone, che dall’alto della loro fama nella scala sociale degli dei pagani, non soffrirono molto in quella vicenda. Difatti, lei, grazie all’intervento del potente padre Giove e della loquace madre Cerere, con Plutone trascorse solo pochi mesi, insomma ci faceva la cosiddetta “settimana bianca”, mentre Plutone non ricevette alcun tipo di punizione per la sua malvagità, insomma, loro sono stati più fortunati di Anapo e Ciane, quei due poveri ragazzi, furono scordati dagli dei e abbandonati al loro destino di semplici e comuni amanti, per loro Giove fece proprio finta di niente!

Stefania Di Pietro
 

[1] “Miti e Leggende di Siracusa”- Syracusae.info

[2] “Fra i nuovi papiri della greca Siracusa”- Giacomo Minore - Arkeomania



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