Da sempre le carni ovine hanno trovato un favorevole riscontro sulle tavole dei siciliani, poveri e ricchi, consumato congiuntamente al rituale della pasqua, assume una grande importanza gastronomico religiosa. La pecora nasce come “agnidduzzu” , poco dopo diverrà “agneddu” per finire la sua vita come “agnidduni”. Il “muntuni” è invece il maschio della pecora che viene esclusivamente allevato per garantire una continuazione di razza. Il “crastu” altro non è che l’agnello privato della sua virilità e destinato così all’ingrasso veloce in modo da sfruttarne le carni ancora tenere.

Ingredienti: per 6 persone
2 kg di capretto (il figliolo della capra fino al 30 mese della sua età); 1 kg di patatine novelle tagliate quarti; 1 cipolla finemente affettata; prezzemolo; 100 g di pecorino tagliato a tocchetti; 1 buon bicchiere di vino rosso; 50 g di pecorino grattugiato; 50 g di strutto; 80 g d’olio d'oliva, sale, pepe.
Procedimento
Tagliare a pezzi il capretto, lavare e asciugare. Nel tegame soffriggere con olio la cipolla affettata e, prima che imbiondisca, unire lo strutto. Rosolare i pezzi di capretto: appena divengono dorati aggiungere il vino e girare i pezzi fino ad evaporazione. Ora si acciungono le patate, il sale, il pepe, il prezzemolo, allungando con qualche bicchiere d'acqua. Coprire e far cuocere a fuoco dolce per qualche ora. Cinque minuti prima di servire aggiungere il pecorino a tocchetti e, spenta la fiamma, quello Grattugiato al momento, per legare meglio la salsetta ottenuta (sughetto) con la quale si possono condire spaghetti e rigatoni.
La ricetta, conosce altre numerose varianti: col rosmarino, con la salvia, coi funghetti, col provolone piccante, con il Marsala .
Ricetta di Mariano Carbonetti
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