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I BORBONI

La dominazione borbonica fu triste per l'isola (eccetto il regno di Carlo V il riformatore), per l'inettitudine e la perversità del re che nulla aveva capito della vasta importanza che essa aveva assunto nella storia.

Suo figlio, Ferdinando IV, cinse la corona dei due regni autonomi di Napoli e di Sicilia e inizio' da allora la soggezione, mai pacificamente accettata della Sicilia a Napoli, che segno' tutta l'epoca borbonica, fino al 1860. Una reale autonomia, corrispondente alle grandi tradizioni del regno di Sicilia, l'isola la conobbe in epoca napoleonica, quando la dinastia borbonica, cacciata da Napoli, si rifugio' a Palermo sotto la protezione dell'Inghilterra, che riusci' anche a imporre a Ferdinando la concessione di una costituzione (1812). Alla restaurazione Ferdinando abolì ogni forma di autonomia dell'isola. Il regime poliziesco, il disprezzo verso la cultura (irrideva i letterati come "pennaioli") avevano diffuso un grave malcontento. Ciò insieme ad altri fattori politici, sociali ed economici, fu all'origine delle insurrezioni del 1848 quando fu la Sicilia, nel gennaio, ad aprire il grande ciclo rivoluzionario che infiammo' l'Europa.


Stemma del Regno delle Due Sicilie

Nel maggio 1859, morto Ferdinando, gli era succeduto il figlio Francesco II (Francischiello), di scarsa energia e di intelligenza limitata. Il nuovo Re aveva respinto la proposta di un'alleanza col Piemonte ne' aveva voluto concedere riforme liberali.

In Sicilia, inoltre, superata ormai ogni tendenza autonomista, si mirava a fare dell'isola una provincia del Regno d'Italia. Tra i siciliani che più' si adoperarono per fare insorgere la loro terra furono Francesco Crispi, e Rosolino Pilo. Garibaldi, invitato a venire in aiuto della Sicilia con una spedizione di volontari, si dichiaro' pronto ad intervenire se nell'isola fosse scoppiata la rivoluzione.

Il 4 aprile 1860 la rivolta scoppio' a Palermo, presso il monastero della Gancia, dove gli insorti furono sopraffatti, ma nelle campagne perdurava la guerriglia guidata da Rosolino Pilo, il quale aveva confermato il prossimo intervento di Garibaldi.

All'alba del 5 maggio 1860 due vapori salparono dallo scoglio di Quarto (Genova), con poco più di 1000 uomini, indossanti la ormai famosa camicia rossa. Essi andavano alla conquista di un regno difeso da 120.000 uomini, da una flotta di 120 navi, da potenti fortezze ed artiglierie.

Garibaldi e Nino Bixio comandavano le due navi. L'11 maggio i due piroscafi giunsero a Marsala, da qui' rapidamente Garibaldi si diresse verso Salemi, dove lancio' un proclama ai siciliani, assumendo la dittatura dell'isola in nome di Vittorio Emanuele II (14 maggio). Egli puntava su Palermo, ma un esercito borbonico accampato sulle alture di Calatafimi gli sbarro' la via.

Per l'eccellente posizione strategica del nemico, superiore anche per numero ed armi, la battaglia fu lunga ed aspra. La vetta del colle fu conquistata mentre i Borboni si ritiravano su Palermo.

La battaglia per la conquista di Palermo duro' ben quattro giorni. Il 30 maggio i soldati borbonici, asserragliati in citta' chiesero l'armistizio; il 6 giugno sgomberarono Palermo. Garibaldi formo' un governo provvisorio con a capo Francesco Crispi mentre la rivolta si era estesa a tutta l'isola. Intanto le truppe borboniche si concentravano a Milazzo, per sbarrare la via dello Stretto di Messina. Nuove schiere di volontari accorrevano dal Continente e dalle provincie. Il 20 luglio Garibaldi vinceva a Milazzo.

I modi in cui avvenne l'assimilazione della Sicilia al Piemonte, entrando a far parte del Regno d'Italia, dopo la spedizione garibaldina dei Mille, frustarono nuovamente le attese autonomistiche dell'isola, la cui economia a base feudale e latifondista non fu in grado di risollevarsi in conseguenza dell'unificazione, venendo anzi a costituire una componente sostanziale della cosiddetta "questione meridionale" (di cui il brigantaggio dei primi anni dell'Unita' fu un tragico preavviso).


Ma la storia, si sa, non puo' mai essere solo letta, perchè soggetta ad interpretazioni, deve essere studiata anche con distacco per non creare illusioni e distorsioni.

Per approfondire un argomento storico assai importante per l'Italia, e per la Sicilia in particolare, vogliamo proporvi la lettura dell'intervento del Dr Antonio Nicoletta, apprezzato storico e studioso del periodo risorgimentale, presso varie conferenze in tema:

Cronaca di un'Unificazione - "Il Regno delle due Sicilie dal 1130 al 1861"

 


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