Il periodo di torbidi succeduto alla morte di Federico, che vide tra l'altro il tentativo di Manfredi, figlio naturale di Federico, di conservare il regno agli Svevi, fu chiuso dall'intervento di Carlo I d'Angiò (1266-85), fratello del Re di Francia, re di Sicilia per investitura papale.
Padrone assoluto di Napoli e della Sicilia comincio' a governare dispoticamente, mentre decadeva Palermo, già splendida capitale normanna e sveva, decadeva l'intera Sicilia abbandonata all'anarchismo agrario dei baroni, i quali gettavano le basi di uno statu quo che si sarebbe poi rispecchiato nel regno borbonico e nel quale può forse vedersi l'inizio di quella che dopo il 1861 e' stata chiamata "questione meridionale".
Il periodo angioino fu di breve durata: le malversazioni francesi, il trasferimento della capitale a Napoli, le prepotenze dei feudatari provocarono la guerra dei Vespri o i "Vespri siciliani" (1282) conclusa con l'intervento di Pietro d'Aragona, il quale aveva sposato una figlia di Manfredi, Costanza e avanzava pertanto alcuni diritti sul Regno di Sicilia. La guerra duro' vent'anni e termino' con la pace di Caltabellotta nel 1302, la Sicilia venne cosi' affidata agli Aragonesi e nel 1412 l'isola perse definitivamente la propria indipendenza diventando di fatto possedimento spagnolo, governato da un viceré.
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