Poco dopo la metà dell'ottavo secolo a.C. giunsero in Sicilia i Greci (Ioni e Dori) che nel giro di pochi decenni ne costellarono le coste di numerose colonie: Siracusa, Agrigento, Nasso, Zancle, Selinunte, Gela, Megara, Catania, ecc..
Conseguenza della colonizzazione fu la civilizzazione degli Indigeni. Le grandi risorse naturali dell'isola permisero un rapido sviluppo economico e culturale delle città siceliote, dalle quali la civiltà ellenica si irradiò verso l'interno.
Questo fu il periodo più' fiorente per la Sicilia, che divenne sinonimo di benessere e ricchezza, tanto che Siracusa, la regina delle città come la chiama Pindaro, divenuta ricchissima, vinse la stessa Atene.
Dal punto di vista politico-sociale le colonie furono caratterizzate da una instabilità anche maggiore della madrepatria, con la complicazione di conflitti con le popolazioni indigene e con i Cartaginesi.
Si affermò la tirannide e proprio sotto due tiranni, Gelone e Gerone di Siracusa che la Sicilia visse il suo momento di maggiore splendore nell'età classica. In seguito pero' le continue rivalità tra le poleis determinarono l'intervento di Atene negli affari della Sicilia.
Ma come la posizione geografica dell'isola tra il bacino orientale e il bacino occidentale del Mediterraneo, aveva chiamato i Greci contro le colonie fenicie, così la sua posizione intermedia fra l'Italia e Cartagine doveva chiamare i Romani all'intervento nell'isola.
Le tre guerre puniche combattute dal 264 a.C. al 146 a.C. tra Cartagine e Roma per il predominio del Mediterraneo occidentale, toccato infine a quest'ultima segnò il passaggio della Sicilia ai Romani.
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