RETE SICILIA  
    :: RETE SICILIA ::
 
Stefania Di Pietro


Stefania Di Pietro nasce a Siracusa, l'8 Aprile 1977, da padre impiegato presso una azienda petrolchimica, nel settore di responsabilità dei sistemi informatici e madre casalinga, ha due fratelli, più piccoli.

Prende il diploma di Maturità Scientifica nel 1996, presso il Liceo Scientifico Luigi Einaudi di Siracusa, con votazione 60/60.

Ha un carattere testardo e tenace, leader a scuola e nel gruppo, ama l'arte, il disegno a matita e la pittura, ma la sua passione più grande è la scienza, la biologia come studio della vita di ogni essere vivente, predilige le materie scientifiche, quali la matematica, la fisica e la chimica, ma non disdegna quelle umanistiche, soprattutto la storia dell'Arte.

Una volta conseguito il diploma, decide di intraprendere gli studi universitari in scienze biologiche, presso l'università degli studi di Siena.

Anche lì, ottiene ottimi risultati, con media sempre al di sopra del 28, sceglie un indirizzo fortemente rivolto alla ricerca in campo scientifico, quello bio-molecolare, perché appassionata degli studi sul DNA e sulla biochimica cellulare.

Nel 2002, diventa dottoressa in Biologia, con tesi sperimentale della durata di un anno presso il dipartimento di Scienze Chimiche di Catania sugli effetti di metalli bio-compatibili sulla fotochimica e fotosensibilizzazione di fluorochinoloni: Cu(II) e Rufloxacina, ovvero su come il metallo rameico, nello stato ionizzato dalla luce laser, possa interferire positivamente sugli effetti di un antibiotico, la Rufloxacina appunto, potenziandone l'attività, quando questa viene fotosensibilizzata dalla luce.

La tesi fa parte di un grande lavoro di ricerca nel settore farmaceutico, l'equipe di ricerca ha partecipato a diversi congressi internazionali, e molte sono state le pubblicazioni in merito a questo lavoro, infatti, grazie all'importanza e alla complessità del tema svolto e per merito dei crediti di Stefania Di Pietro, nel corso della sua carriera accademica, si è laureata con la massima votazione di 110/110 e lode.

Ha dedicato una vita allo studio, sua più grande passione, poi, nell'Ottobre 2004, la sua vita ha avuto una pausa lieta, è diventata mamma di una splendida bambina, che oggi ha quasi 8 mesi, di nome Giulia, a cui ha dedicato il suo primo romanzo.

Stefania ha sempre amato scrivere, ma solo oggi ha iniziato a farlo con più serietà, dato anche il maggior tempo libero a disposizione.

Amante dei viaggi, della natura e dell'archeologia, cerca nei suoi racconti di mettere in risalto la cultura della sua amata città di Siracusa, le tradizioni, i miti che fanno parte della sua realtà.

E' appassionata anche di cinema e fotografia, passione del suo compagno, che segue nelle ricerche sugli effetti speciali e sulla creazione di cortometraggi.

Oggi fa la mamma a tempo pieno, in attesa di poter lavorare in campo biologico, magari di continuare a scrivere, e, chissà, di veder sceneggiato qualche suo racconto sulla sua terra.

 

Percorso Letterario

All'inizio del 2005, Stefania inizia a scrivere brevi racconti e qualche sceneggiatura, poi, dei veri e propri romanzi, basandosi su un unico filone quello del Mito e dell'Archeologia.

Infatti, il suo primo romanzo, intitolato “L'Occhio di Zillica”, nasce dalla convinzione che mito e realtà possono avere un punto di fusione, che, in epoche passate, era molto più stretto.

La cultura e l'antica tradizione siracusana lo dimostra e nella splendida cornice della sua città natale, si sviluppa questo tema, che la coinvolgerà completamente.

Dalla Sicilia inizia, per Stefania, un viaggio avventuroso, che la porterà nella meravigliosa e mitica terra degli Achei, ad Olympia, le cui influenze culturali sono ancora oggi concretizzate nelle credenze siracusane. Il mito è quello della famosa Fonte Aretusa che risiede a Siracusa, accanto al fiume Alfeo, che in origine scorreva in Grecia e dalla quale scomparve improvvisamente. La spiegazione di questa scomparsa ce la dà il mito, infatti la bella ninfa fu trasformata in fonte e collocata in Sicilia dalla dea Artemide per sfuggire al corteggiamento del dio Alfeo, il quale, però, mutatosi in fiume, s'immerse sotto terra e ricomparve a Siracusa accanto alla sua amata. Durante questo terribile episodio, però, Alfeo perse il suo occhio e non potè più guardare la sua bella Aretusa.

E' da qui che inizia questa storia fantastica, la magia del mito, la ricerca dell'occhio e il suo ritrovamento, coinvolgeranno i protagonisti del romanzo.

La gente molto spesso, spiega con le leggende, ciò che non possiede un significato razionale e vede nei personaggi mitologici qualcosa di soprannaturale, tanto da rendere vere queste creature fantastiche, offrendo loro sembianze e persino una mente e dei sentimenti umani.

Sempre rivolgendosi allo stesso genere letterario, Stefania scrive un secondo romanzo, che intitola “Il pianto della rondine”, questa volta spostandosi in Africa, un altro luogo della Terra, dove miti e leggende continuano ad essere raccontate.

Già il titolo è collegato ad un famoso racconto, che si svolge nell'incantevole e suggestiva terra dei Faraoni, bagnata dalle antiche e nobili acque del Fiume Nilo, l'Egitto.

Il mito è quello della dea Iside, che perse il marito, il dio Osiride, ucciso dal crudele fratello di lui Seth e abbandonato lungo il corso del fiume, la dea andò alla ricerca del corpo dell'amato, quando lo trovò, si trasformò in rondine e addolorata, iniziò a volteggiare nell'aria emettendo un canto stridente, simile ad un lamento.

Anche in questo caso, una comune storia umana, ricca di passione e dolore, avrà dei punti in comune con il racconto leggendario e la protagonista del romanzo, tormentata dagli episodi della sua vita, sentirà la stessa angoscia che la dea vive nel mito.

Stefania continua il filone mitologico / avventuroso e scrive un terzo romanzo che, questa volta, si svolge in Cina e cerca di dare al racconto un forte significato, rivolto all'insegnamento che una mamma desidera offrire alla sua bambina, riguardo il senso dell'amore.

Anche per il popolo cinese, la leggenda ha un ruolo importante nella cultura e nella tradizione, soprattutto quella rivolta a due esseri prodigiosi e fantastici, la Fenice e il Drago.

Infatti, il titolo del terzo romanzo è proprio “Il Drago e la Fenice”.

Stefania studia il pensiero cinese, il simbolismo e il senso profondo della fusione di due elementi fondamentali per questo popolo, lo yin e lo yang, ovvero tutti gli opposti esistenti in natura, presenti anche nei sentimenti e quindi nell'amore. L'unione armonica di questi elementi, che si esprime visivamente nel Tao cinese, rappresenta la perfezione e l'equilibrio.

Partendo sempre da una leggenda, Stefania arricchisce il romanzo di descrizioni paesaggistiche, raccontando anche usanze e credenze popolari cinesi.

“Il Drago e la Fenice” è una storia dentro la storia, perché l'autrice parla con la voce di una mamma che con parole attente e semplici, cerca di spiegare alla figlia un concetto che in realtà nasconde un significato molto più forte e complesso, forse ancora troppo complicato per l'ingenuità e la purezza di una bambina.

Di miti e leggende la Terra è ricca, ciò che Stefania vuole sottolineare è che, in qualsiasi Paese ci si trovi e qualunque sia la cultura dei popoli, l'uomo cerca nel mito un senso logico, lo fa semplicemente per dare una spiegazione, a volte con superstizione altre per credo religioso, alle vicende della sua vita e agli eventi della Natura in cui questa vita si svolge, in questo modo le leggende non sono più dei semplici racconti fantastici, ma diventano elementi significativi della realtà umana.

Stefania ha intenzione di continuare a scrivere sempre basandosi su questo filone letterario, perché molto c'è ancora da raccontare.

Per contattarla: stefaniadipietro@libero.it

 

 

Indietro
Copyright © 1998-2005 - Virginia Ruggeri - VEA Network
     Ringraziamo tutti coloro che hanno contribuito alla crescita di Rete Sicilia ed i nostri visitatori